26 giugno 2009
Incidenti stradali o morti sul lavoro?
Il rapporto è riassunto dalla seguente tabella:

Le considerazioni che seguono si concentreranno sul solo dato degli incidenti da circolazione stradale in quanto avvenuti in orario di lavoro e dunque strettamente connessi, per definizione stessa di infortunio all’occasione di lavoro, escludendo quelli in itinere.
In questo caso non posso citare statistiche Eurostat, poiché tale dato non è disponibile, ma partendo dai dati reperibili sul sito dell’HSE, riferibili all’anno 2006, si può verificare con una serie di elaborazioni, come l’Italia, prendendo in considerazione i soli infortuni stradali mortali in orario di lavoro, abbia un tasso standardizzato (numero di infortuni mortali ogni 100.000 lavoratori) pari a 2,81, contro una media europea di 1,26. Il dato rilevante è che lo scostamento dalla media europea è un terrificante +123% (secondi solo al Lussemburgo).
Una percentuale troppo elevata per non essere analizzata con attenzione, considerando che, nello stesso anno 2006, escludendo gli incidenti stradali, lo scostamento dell’Italia dall’Europa a 15 paesi risultava essere del +16%. Assemblando i due dati (riferiti all’anno 2006) lo scostamento complessivo dell’Italia risulta essere pari a +51%. In poche parole, il fenomeno infortunistico nel nostro Paese è influenzato in larga parte dagli incidenti stradali che si verificano durante l’orario di lavoro (escludendo gli infortuni in itinere), con numeri che si discostano enormemente dalla media Europea.
In effetti l’Italia ha in generale un maggiore tasso di incidenza stradale rispetto alla media europea e infatti se analizziamo il numero di morti legati ad incidenti stradali ogni 100.000 abitanti (fonte Eurostat), considerando sempre l’area a 15 paesi dell’Unione, il tasso standardizzato di incidenti stradali mortali è pari a 7,7 (anno 2006), contro una media italiana di 9,7, che ci porta a +25% rispetto ad EU15, ma siamo molto, molto lontani dal +123% segnato, rispetto alla stessa media Europea, quando si parla di incidenti stradali in orario di lavoro.
Facciamo un riepilogo, questa volta potendo fare il confronto con gli altri paesi europei, aggiornato al 2006.
- Il tasso di infortuni mortali sul lavoro (esclusi incidenti stradali e in itinere) vede l’Italia ad un +16% rispetto alla media europea (Italia: 2,9 — Europa: 2,5 [infortuni mortali/100.000 lavoratori])
- il tasso di infortuni mortali dovuti ad incidenti stradali in orario di lavoro, assegna all’Italia un pessimo +123% rispetto alla media europea (Italia: 2,81 — Europa: 1,26 [incidenti stradali mortali sul lavoro/100.000 lavoratori])
- Il tasso di incidenti stradali mortali tra la popolazione italiana nel suo complesso mostra come l’Italia si discosti di un +25% dalla media europea dei 15 paesi (Italia: 9,7 — Europa: 7,7 [incidenti stradali mortali/100.000 abitanti])
Come si vede il dato relativo agli infortuni stradali sul lavoro è sproporzionato rispetto a quello degli incidenti stradali che vedono coinvolta l’intera popolazione italiana e questo significa una sola cosa: direttamente o indirettamente il lavoro è il fattore scatenante.
La colpa può essere attribuita solo in minima parte alle infrastrutture viarie, poiché le strade che si percorrono per motivi lavorativi sono le stesse che si percorrono per altri motivi, e questo dato potrebbe dunque spiegare solo il 25% di morti in più dell’intera popolazione rispetto alla media europea.
Le responsabilità, piuttosto, sono probabilmente da ricercarsi in un modello organizzativo sociale che vede l’Italia al sesto posto nel mondo per numero di veicoli ogni 1000 abitanti (per la precisione 566, seconda in Europa solo al Lussemburgo che infatti è l’unico che se la passa peggio di noi in quanto ad incidenza degli infortuni stradali sul lavoro).
Questo evidenzia una tendenza tipicamente nazionale agli spostamenti individuali (che si traduce in un elevato numero di veicoli circolanti contemporaneamente), abnormemente accentuata da un modello evidentemente carente di organizzazione lavorativa e logistico che privilegia il mezzo di trasporto aziendale al mezzo pubblico (inesistente o quasi) come strumento di produzione.
Tutto questo è confortato dal rapporto ISTAT sugli incidenti stradali del 2006 che mostra come la concentrazione più elevata di morti si ha nella fascia oraria 8:00-19:00, ovvero in pieno orario lavorativo, per i più.
Dunque se esiste un dato reale che ci vede assoluta maglia nera in Europa e sul quale le prèfiche della sicurezza sul lavoro possono sfogare la loro naturale tendenza al compatimento, è quello degli incidenti stradali in occasione di lavoro. Se a questo aggiungessimo anche il dato degli infortuni in itinere avremmo di che riflettere.
La responsabilità giuridica delle aziende riguardo questo fenomeno è limitata fino ad un certo punto, anche se bisogna ricordare che rientra tra le misure generali di tutela di cui all’art.15 del D.Lgs. n. 81/2008 l’istituzione di un modello di prevenzione integrato, tra l’altro, con l’organizzazione del lavoro. Ma non si può essere così miopi da limitarsi a questa facile colpevolizzazione (che pure c’è).
Se lo Stato ritenesse di essere senza peccato, scagliasse pure la prima pietra e prendesse i dovuti provvedimenti, ma questo sarebbe un atteggiamento farisaico bello e buono, visto che esso stesso non propone, né tantomeno mette a disposizione, alternative.
La responsabilità dunque è di tutti, cioè di nessuno. Ovviamente non si tratta di cercare qualcuno a cui dare la colpa, ma questo spiega perché vi sia la più totale inerzia sull’argomento.
Ecco perché si sente parlare di infortuni nei cantieri (dove la media italiana è inferiore a quella europea) e mai di morti sul lavoro in incidenti stradali benché sia la strada il “luogo di lavoro” in cui si muore di più.


Scritto il 27-6-2009 alle ore 19:18
Per farla breve io credo che non abbiamo una cultura di strada \"Mi spego meglio\" Altri paesi vivono la strada in simbiosi con l\’essere umano mentre noi la viviamo come un momentaneo passaggio tra un luogo e un altro. Questo per dire che consideriamo la strada, ed ogni contatto con ciò che la circonda, \"TEMPO PERSO Lavorativamente parlando\" ed è per questo che fà più eco l\’infortunio sul cantiere. A mio parere le aziende (pubbliche e private) hanno grosse responsabilità e basterebbe pianificare meglio le postazioni lavorative per diminuire i flussi giornalieri del pendolarismo. (meno traffico meno costi e meno incidenti) Potrebbe essere un piccolo rimedio
Scritto il 9-9-2009 alle ore 23:24
Il sistema per evitare il 90%-95%dei incidenti mortali su strada che succedono à causa del alta velocità e sotto gli effetti di alcool e droga e mettere un volante o pedaliera con sensori capaci di rivelare queste ultime come in America esiste il braccialetto che rileva se si e ubriachi o drogati collegato al accensione del veicolo e se risulta positivo al alcool o droghe la macchina non parte è a riguardo al alta velocità basta mettere un sistema GPS del tipo americano o europeo collegato con la centralina del limitatore di velocità cosi lauto non può più superare il limite di velocità consentiti dalla legge del codice stradale è cosi le compagnie automobilistiche farebbero pressione sulla S.p.A. Autostrade italiane e sul Governo italiano affinché non migliorerebbero le strade e autostrade cosi da poter aumentare il limite di velocità ma su strade sicure e senza buche è pozzanghere come in Germania le autostrade sono sicure anche in condizione avverse è ad alta velocità in alcuni tratti è sono tutte gratis?? e in più si evitano 7.000- morti 40.000-invalidi permanenti e 250.000-feriti vari l anno solo in Italia,in Europa moltiplicate x 27 paesi del Unione Europea sono tanta gente che si potrebbe salvare , in gran Bretagna e già attivo un sistema simile ma non x salvare vite Umane ma x far pagare la tassa di circolazione in base a dove si circola centro urbano e extra urbano e periferia e anche la scatola rosa proposto dl ministro Carfagna avrebbe la stessa funzione collegandolo alla centralina del limitatore di velocità del veicolo usiamo la tecnologia x salvare vite umani e non solo x i profitti x info sa.ercolani@hotmail.it
A chi non conviene il sistema x evitare 90%-95% dei incidenti mortali stradali x primo ai comuni Italiani e Polizia Municipale che non potrebbero più multare gli automobilisti x aver superato il limite di velocità ,e se il sistema GPS sarebbe collegato con il sistema x regolare il traffico quindi semafori e altri dispositivi esistenti si potrebbe regolare il traffico ed evitare anche le multe ai semafori e risparmiare sulle forze del ordine che controllano il traffico li potrebbero impiegarli in altri campi e in più si eviterebbero i morti,feriti e gli assassini x sfortuna in galera e tutto a spese dei contribuenti.
I secondi sono le compagnie automobilistiche che non venderebbero più le auto di grossa cilindrata e pezzi di ricambi a causa dei incidenti stradali.
I terzi sono le multinazionali delle compagnie delle assicurazioni che dovrebbero abbassare le tariffe delle polizze R.C.Auto e infortuni vari del 90% .
I quarti sono le multinazionali pharmacopee e ortopediche che si toglierebbe ben il 80% dei loro guadagni x che non ci sarebbero più ogni anno 40.000-invalidi permanenti e 300.000-feriti vari non contando i 7.000-morti l anno,so che il bilancio della sanità in Italia e del 53% del pill annuale 30 miliardi di euro solo x incidenti d auto e in più i carcerati x sfortuna quindi un enorme risparmio in denaro pubblico e per primo le vite umane risparmiate,Quindi cosa e più importante i profitti del e multinazionali o le vite umani tra morti invalidi e feriti vari e gli assassini x sfortuna che stano in galera e tutto a spese dei contribuenti e famiglie distrutte da entrambi i lati dei investiti e investitori delle auto.é infine e brutto pensare che anche tutto ciò che gira in torno ai 7.000- morti = 7.000-funerali l anno tra pompe funebri è cimiteri è tutti riti funerali e fiori compresi che vergogna questa italia che preferiscie profitti e potere a posto della vita.
Grazie
Postato da salvatore ercolani
la corretta informazione su tutto ciò che riguarda l incolumità delle persone e un dovere per chi ha il compito d informare ed un diritto per il destinatario dell’ informazione. chi non lo fa assume precise responsabilità per le tragedie che pur essendo spesso evitabili continuano a sconvolgere la serenità di tante famiglie italiane. Chiunque si trovi nelle condizioni d intervenire per contrastare la vergognosa strage stradale che si consuma ogni giorno sulle strade ha il dovere morale e civile di farlo altrimenti si rende complice delle conseguenze grazie
Giornalisti e TV informazione negato di importanza vitale :
la Rai come rai 3 e radio due tele due rai e Mediaset come striscia la notizia e le Jene tutti i Tg nazionali non lo vogliono pubblicare o fatto un esposto alla procura generale di Napoli essendo tv pubbliche dovrebbero pubblicare come salvare 7.000 mila vite umane e 30.000 invalidi permanenti 300.000 mila feriti vari anche loro sono contro il sistema anno da perdere anche loro non avrebbero più informazione di incidenti mortali e pirati della strada in galera.