9 Luglio 2009
Sicurezza in bicicletta
Finalmente il giro di vite che gli italiani attendevano sulla sicurezza stradale…
Se pensavate che il nuovo decreto sicurezza si occupasse solo di ronde, stupri, clandestini, solo per citare alcuni dei temi caldi del provvedimento, vi sbagliavate.
C’è di più, anzi di tutto di più, anche norme volte a prevenire e reprimere uno dei malcostumi che più attanaglia chi circola liberamente per la strada: l’uso improprio della bici.
È ora di dire “basta!” a ciclisti che circolano ubriachi per le strade (spesso sotto l’effetto combinato di droghe), mettendo a repentaglio la vita dei conducenti di SUV, o a velocipedi che superano di 40 o più km/h il limite di velocità la domenica mattina sulle strade, sorpassando le auto a fil di sportello.
Per costoro, ma anche per altre gravi violazioni, ci pensa il nuovo art. 219-bis del codice della strada, come modificato dall’articolo 3, comma 48 del cosiddetto “decreto sicurezza”, il quale dispone:
«Nell’ipotesi in cui, ai sensi del presente codice, è disposta la sanzione amministrativa accessoria del ritiro, della sospensione o della revoca della patente di guida e la violazione da cui discende è commessa da un conducente munito di certificato di idoneità alla guida di cui all’articolo 116, commi 1-bis e 1-ter, le sanzioni amministrative accessorie si applicano al certificato di idoneità alla guida secondo le procedure degli articoli 216, 218 e 219. In caso di circolazione durante il periodo di applicazione delle sanzioni accessorie si applicano le sanzioni amministrative di cui agli stessi articoli. Si applicano, altresì, le disposizioni dell’articolo 126-bis. 2. Se il conducente è persona munita di patente di guida, nell’ipotesi in cui, ai sensi del presente codice, sono stabilite le sanzioni amministrative accessorie del ritiro, della sospensione o della revoca della patente di guida, le stesse sanzioni amministrative accessorie si applicano anche quando le violazioni sono commesse alla guida di un veicolo per il quale non è richiesta la patente di guida. In tali casi si applicano, altresì, le disposizioni dell’articolo 126-bis»
Mmmhh, avete ragione, troppi commi bis, ter e rimandi vari. Riassumo io…
Si dice sostanzialmente che, laddove il codice della strada lo preveda, si potrà disporre il ritiro, la sospensione o la revoca della patente come sanzione accessoria e, tra l’altro, si aggiunge, che tale provvedimento potrà riguardare anche coloro i quali sono in possesso di certificato di idoneità alla guida (il patentino per i ciclomotori, ovvero i riferimenti all’art. 116, commi 1-bis e 1-ter), ai quali potrà essere ritirato tale certificato abilitativo.
Ma la vera novità del codice della strada è inserita nell’ultimo periodo dell’articolo, nel quale si afferma che, qualora si sia in possesso della patente di guida, essa potrà essere ritirata, sospesa o revocata negli stessi casi di cui sopra, anche qualora si fosse alla guida di un veicolo per il quale non è richiesta la patente di guida (bicicletta, carretto trainato da buoi, risciò, navicelle spaziali…).
Purtroppo, data la fretta con la quale è stato scritto il provvedimento, fretta necessaria per riuscire a porre un freno il prima possibile a questa vera e propria emergenza nazionale, non si è potuta trovare una efficace misura di contrasto nei confronti dei veri protagonisti e principali colpevoli di questo fenomeno: i bambini, i quali, non essendo in possesso della patente di guida, la faranno franca come al solito.
Ma il cittadino non tema, sono al varo proposte di decreti correttivi, i quali prevedranno il sequestro dei lecca-lecca o del televisore al plasma del papà negligente che non vigila. Nei casi più gravi (bambino in bicicletta che guida contromano in autostrada, per esempio) è stata proposta una sonora sculacciata, ma le organizzazioni umanitarie si oppongono.
Va bene, ora basta, mi sono sfogato, ma sul serio non ne posso più di norme demagogiche e prive di senso come questa. Il legislatore vuol farci credere che la sicurezza sulle strade sia talmente pregiudicata dalla condotta spericolata dei ciclisti (perché evidentemente è principalmente ad essi che è rivolto il provvedimento), da richiedere che essa venga repressa col ritiro della patente di guida, quando nella realtà, tutti possono verificare come siano i ciclisti a rischiare la vita tutti i giorni sulle strade. Ovviamente anche loro debbono essere passibili di sanzione, ma francamente, per il tipo di conseguenze che può avere una eventuale loro condotta errata, si può tranquillamente ritenere possa essere considerata sufficiente una multa.
Continua invece il proliferare di norme e provvedimenti vari, in nome di questo o di quel valore o principio (in questo caso la sicurezza) e continuiamo ad essere il paese in cui il numero di leggi travalica di gran lunga la capacità di qualunque cittadino di giungerne a conoscenza, per cui si finisce col violare leggi di cui si ignora l’esistenza. Ritengo imprescindibile e sacrosanto il principio secondo cui la legge non ammette l’ignoranza, ma rivendico il mio diritto di riuscire a non essere ignorante.
Per esempio, vi siete mai ritrovati un alveare di api nel cassone delle persiane di casa vostra? Lo sapevate che non potete bruciarlo perchè le api sono specie protetta? Lo sapevate che detenere un alveare (anche spontaneo, la norma non precisa la differenza) fa di voi degli apicoltori, per cui dovreste denunciarlo? Beh, io sì (ok, sono ignorante, ma qualcosina la so pure io) per cui, subito dopo aver superato il primo momento di orgoglio per la mia nuova attività di apicoltore, mi sono posto il problema di come rimuoverlo. Inutile che chiamiate i vigili del fuoco o la protezione civile, non rientra tra le loro competenze. Vi serve un vero apicoltore, uno che abbia intrapreso questa attività sul serio, non come voi, imprenditori improvvisati che non siete altro. Ehm, casomai lo trovaste, mi date il suo numero di telefono?
E a cosa serve questa moltiplicazione evangelica di norme e leggi? Il dubbio legittimo che sorge, è che abbia come unico obiettivo quello di consentire la riproduzione e la conservazione di chi le leggi le fa o le deve amministrare, mentre al cittadino ne basterebbe un terzo per vivere tranquillo.


Scritto il 9-7-2009 alle ore 13:38
Vi racconto un episodio successo nel mio paese di origine (ossia la Croazia): un gruppo di ciclisti professionisti si stava allenando su una strada statale, chiaramente stando in formazione da gara, dove i primi tirano e gli altri stanno a ruota, e occupando in questo modo un’intera corsia della strada e intralciando così il traffico per le macchine che passavano. Bene, qualche chilometro più avanti sono stati fermati dai vigili e multati per intralcio al traffico e perché non andavano in fila indiana come previsto dal codice della strada, come è giusto che sia.
In Italia si sarebbero presi al limite un invito da parte dei vigili di fargli un autografo o scattare una foto “per i loro figli”…
Scritto il 9-7-2009 alle ore 17:56
“…vola sopra il traffico vola sullo stress
vola sull’asfalto su sterrato o su pavé
fa bene allo spirito benissimo all’ambiente
non esiste mezzo di trasporto più efficiente…”
Chi canta queste parole non sa ancora di essere un trasgressore.
E pensare che avrei detto che chi fa uso della bicicletta come mezzo di trasporto abituale è in credito con il mondo intero… Cosa mi passa per la testa…sono solo dei disturbatori, vanno multati e fermati per sempre!!
Scritto il 9-7-2009 alle ore 23:42
Grazie Andrea!
mi fa venir in mente una frase che devo aver letto su un forum o un blog (non so di chi)
“neanche dio riuscirebbe governare mondo con tutte le leggi degli uomini”
ah, … ma andar senza mani in bici è sanzionato? Io darei un bel multone con ritiro del mezzo!
Scritto il 10-7-2009 alle ore 10:56
E’ chiaro che la volontà del legislatore di “toccare” argomenti fino ad oggi non affrontati, possa portare a qualche critica o a qualche “era ora”. Io credo che questo sia un primo passo per una normativa più moderata o magari per un ripensamento da parte di coloro che, in bici, attraversano con il rosso o pedalano velocemente sotto i portici con la conseguenza, spesso verificatasi, di investirequalche pedone non munito dello spechietto retrovisore.
La coesistenza tra gli uomini è necessaria ma purtroppo la libertà di un uomo finisce dove comincia la libertà di un altro uomo.
Riflettiamoci
Scritto il 10-7-2009 alle ore 16:47
Non dico che “quelli che in bici attraversano col rosso” non debbano attenersi alle normative; hanno il dovere di rispettare lo spazio e la libertà altrui di camminare in pace sotto i portici o ovunque sia, secondo le regole del buon senso e della civile convivenza.
Mi sembra tuttavia evidente che si dovrebbe prestare maggiore attenzione, e quindi apprestare ulteriori cautele, nel caso di quei mezzi (generalmente le automobili, ma anche moto e motorini) che possono arrecare al povero pedone, oggettivamente, ben più danni di una bicicletta.
Porrei inoltre l’attenzione sul fatto che in Italia, salvo pochi illustri esempi di civiltà (vedi Ferrara http://www.ferrarainbici.it/index.phtml?id=6 ) la cultura della bicicletta pensata come mezzo per una viabilità sostenibile e nell’ottica di rispetto per l’ambiente non è molto sentita.
Le contumelie più indicibili, in una città come Milano, che considero l’emblema della metropoli, sono rivolte ai ciclisti che osano (ancora) avventurarsi per la città, rischiando di cadere tra il pavet e le rotaie dei tram, di “farsi fare il pelo”, di vedersi aprire la portiera in faccia all’improvviso da educatissimi automobilisti, oltre al rischio investimento da parte dei motorini, che sono al di fuori di qualunque controllo per il comportamento imprevedibile.
Il problema è che il ciclista è detestato sia dai pedoni (perché a volte gli tocca invadere il suo regno, il marciapiede, per sfuggire alla giungla assassina del traffico) sia dagli automobilisti. È lo stesso pedone che però poi non riesce a passare quando il sempre educato automobilista parcheggia sul marciapiede e rende impossibile il passaggio a chicchessia (tantomeno se munito di passeggino o caricato da borse della spesa).
Forse, dico forse, oltre a multare giustamente chi usa la bici in modo improprio, bisognerebbe però anche renderne possibile l’effettivo utilizzo, a giovamento di tutta la collettività. Cose già dette, però: le piste ciclabili dove sono? (a parte in Olanda e a Ferrara). A Milano la pista ciclabile ha un inizio… ma mai una fine, scompare nel nulla lasciando il poveretto in bici di nuovo nel caos del traffico, così…Dubito che un ciclista sceglierebbe appositamente il marciapiede o i portici se potesse contare su una rete di piste ciclabili che gli consentissero di girare per la città in lungo e in largo senza rischiare la propria vita, né incomodare i cari pedoni. O no?
“La coesistenza tra gli uomini è necessaria ma purtroppo la libertà di un uomo finisce dove comincia la libertà di un altro uomo”. Giusto! Però questo sacrosanto principio deve essere un incentivo a migliorare lo stato attuale, non a tamponare con provvedimenti sperequativi (assurdi) situazioni che non si è in grado di gestire altrimenti.
Scritto il 13-7-2009 alle ore 18:25
Non entro nel merito “tecnico” delle sanzioni ai ciclisti, perchè peraltro ritengo sia stato solo lo spunto per introdurre il tema del “disagio” a fronte del continuo proliferare “di norme e provvedimenti vari, in nome di questo o di quel valore o principio (in questo caso la sicurezza)” e mi associo nel dubbio che hai espresso nelle conclusioni. A titolo consolatorio, sappi Andrea che non sei solo…. A conferma basta scorrere le pagine dei nostri “colleghi” delle aree più “classiche” come Fisco e Lavoro: mi pare che anche lì non scherzano in questo periodo in quanto ad affanno nel rincorrere ed interpretare.
Di seguito un unico mio contributo alla discussione, perchè quando sento la frase “la libertà di un uomo finisce dove inizia la libertà di un altro uomo”, mi viene il prurito, come per tutte le frasi celebri e/o consolidate.
Propongo questa alternativa: “la mia libertà inizia dove inizia la coscienza dell’esistenza degli altri”.
Proviamo ad applicarla al “pacchetto sicurezza”, bici comprese.Cosa ne esce?
Scritto il 13-7-2009 alle ore 18:33
Se proprio devo essere sincero:
1) da automobilista bucherei le gomme a tutti i ciclisti che non utilizzano le piste ciclabili
2) da ciclista bucherei le scarpe ai pedoni che passeggiando, ingombrano e rendono inutilizzabili le piste ciclabili
3) da pedone bucherei le gomme a ciclisti ed automobilisti. Perché? Perché si. Loro (i ciclisti e gli automobilisti) lo sanno ed è inutile dar spiegazioni…
Scritto il 15-7-2009 alle ore 10:34
Caro Andrea,
concordo in pieno con te sull’assurdità di tante leggi italiane: basta leggersi il cosottantuno!!!
Però ora spezzo una lancia per chi, come me, è costretto a sciropparsi più di 40.000 km all’anno in auto.
Provate a percorrere gli stradoni che vanno da Tor Vergata alla Banca d’Italia: troverete sempre, ma soprattutto nelle ore in cui ci si reca al lavoro, dei bei grupponi di ciclisti, tutti belli adornati di maglie pluricolori e sponsorizzate, che si fanno il loro Giro d’Italia fregandosene assolutamente di ogni regola del codice e costringendo gli automobilisti a frenate improvvise e quant’altro. Certo, ogni tanto (raramente per fortuna) ne vedo uno per terra. Ma siamo proprio sicuri che la colpa è sempre dell’automobilista?
Altra domanda: ma questi quando lavorano?
Ciao, Gab
Scritto il 24-8-2009 alle ore 17:00
Caro Andrea
Bello mio,
condivido perfettamente il tuo sfogo.
Un mio professore all’università ripeteva continuamente una cosa: se c’è un eccesso di produzione normativa significa che c’è una crisi in atto. Lui lo diceva a proposito delle norme tecniche per le costruzioni…si divertiva tantissimo a raccontarci di proroghe slittamenti abrogazioni di norme mai entrate in vigore…
ma nel fisco è la stessa situazione…nell’università idem, scuole idem, sanità idem.
…Adda passà ‘a nuttata
Nel frattempo siccome stò rinnovando la patente,
porto con me mio figlio perchè non voglio che gli sequestrino l’auto di paperino, sai..ad 8 mesi queste sofferenze non si superano facilmente